TANIA MOURAUD, PHOTOGRAPHE

Autori: Tania Mouraud, Régis Durand

Editore: Éditions Marval / Rue Visconti

Per Tania Mouraud, la fotografia è legata, secondo le sue stesse parole, all'«arte della passeggiata». Vagare per la città, lasciarsi trasportare dalla sovrabbondanza di segni finché un'idea prende forma, o piuttosto finché un metodo si mette in atto, un protocollo, un principio di organizzazione di questi segni in un sistema. In modo che dalla passeggiata si passi all'opera (o almeno ai suoi premesse), dalla sovrabbondanza incontrollata all'unicità del tema o della serie (ad esempio, Vetrine, o Retrovisore).

Si tratta, in un certo senso, di ciò che l'artista definisce ritratti di città.

Ma le cose non sono così semplici, e ciascuno dei principi costitutivi di questi insiemi si sdoppia dialetticamente nel suo contrario, come un frutto troppo maturo si disfa tra le dita e rivela la sua materia interiore in via di trasformazione. Le tensioni e i rovesciamenti a cui faccio riferimento sono di vario ordine. C'è prima di tutto (ma questo ordine non riflette un'esperienza reale, si tratta solo di una cronologia analitica) – c'è prima di tutto, quindi, la pura ebbrezza del molteplice, l'immenso godimento che si immagina del numero e dell'«ondulante». Tutto si svolge come se questa molteplicità avesse già, in sé, un carattere artistico, nel senso che immergersi e muoversi al suo interno implicherebbe già una presenza artistica nel mondo.

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A ben pensarci, tutti i lavori fotografici di Tania Mouraud riguardano spazi chiusi e aperti allo stesso tempo – aperti, almeno, alla vista. Vetrine, automobili, balle di fieno, involucri di plastica intorno alle incisioni del lattice, senza dimenticare il Palace, bel esempio di questa tensione che ne fu forse il tratto più distintivo. Tutto si svolge come se questa doppia natura rivestisse la massima importanza per l'artista – dispositivi captivi trovati, ready made in un certo senso, che evitano ogni preoccupazione di composizione, ma che lasciano il massimo spazio alla varietà e all'accidentale. Per poco, si direbbe che siamo in una logica della variazione, in cui il «tema» – una stessa scelta di oggetti, vetrina, auto, palla di fieno, ecc. – è preso in carico dalla fotocamera che definisce e impone i propri parametri (inquadratura, profondità di campo, ecc.), anche se il ready made viene poi modificato con il ricorso al computer. È in questo senso che si può dire che la fotocamera funziona come uno strumento tecnologico di base, senza considerare gli abituali attributi dell'atto fotografico, ma in piena consapevolezza delle «legittimità tecniche» che implica.

Uno degli obiettivi perseguiti sembra essere la minimizzazione dell'illusione prospettica, a vantaggio della frontalità e di una messa in piano.

Régis Durand (estratti dalla prefazione)

TIRATURA DI TESTA

Le prime 30 copie sono accompagnate da un Rubato, stampa originale firmata dall'artista:

25 es. numerati da 1 a 25

5 es. fuori commercio numerati da H.C. I a H.C. V

Anno
2010
ISBN
978-2-919531-00-4
Pagine
184
Prezzo
426.54 EUR — Disponibile

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Copertina di TANIA MOURAUD, PHOTOGRAPHE, Tania Mouraud